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Imparare una lingua a 50 anni (o a 30, o a 70)

Autore: QlangoPubblicato il: Blog

Adults practising a language at work

Il figlio lavora a Monaco, la compagna è tedesca, e i nipoti al telefono rispondono «Hallo, Oma». In Italia è una storia che conoscono in tanti, con qualche variante (Londra, Barcellona, Zurigo), e prima o poi porta sempre alla stessa domanda: si può imparare una lingua a 50 anni, a 60, in pensione, oppure la finestra si è chiusa all'uscita dalle elementari?

Si può, e non come premio di consolazione. Un adulto impara in modo diverso da un bambino, non peggio in tutto. In alcune cose è più lento, in altre parte avvantaggiato, e sapere quali sono ti evita di combattere la battaglia sbagliata.

Il mito del «troppo tardi»

L'idea che le lingue si imparino solo da piccoli nasce da un'osservazione vera e da una conclusione sbagliata. L'osservazione vera: chi cresce dentro una lingua finisce quasi sempre per parlarla senza accento straniero, chi la impara da adulto quasi mai. La conclusione sbagliata: quindi gli adulti non possono impararla.

L'accento è una cosa, la lingua un'altra. Puoi lavorare, leggere romanzi, discutere con il medico e litigare con l'idraulico in tedesco con un accento italiano grande come il Duomo, e nessuno ti chiederà di smettere. Anzi, a molti piace. Dai bambini si ricava una sola lezione sensata: se vuoi passare per madrelingua, da adulto l'impresa è molto difficile. Se vuoi capire e farti capire, non lo è affatto.

C'è poi un dettaglio che si dimentica volentieri. Un bambino di sei anni ha impiegato sei anni per parlare come un bambino di sei anni, immerso nella lingua tutto il giorno, senza fretta e senza nessuno che gli chiedesse di leggere un contratto d'affitto. A parità di ore di studio, nelle prime fasi gli adulti di solito vanno più veloci dei bambini. I bambini vincono sulla lunga distanza e, appunto, sull'accento.

I vantaggi che un adulto ha e un ragazzino no

Il più sottovalutato è la grammatica della tua lingua. Se alle medie hai fatto l'analisi logica, sai cos'è un complemento oggetto, anche se all'epoca lo detestavi. Quando il tedesco ti dice che il complemento oggetto va all'accusativo, sai già di cosa sta parlando. Un dodicenne no. Per la prima volta nella tua vita, l'analisi logica serve a qualcosa.

Poi c'è il vocabolario. Un adulto italiano che ha letto e lavorato conosce migliaia di parole di origine latina, e le ritrova, appena travestite, in inglese, francese e spagnolo: decision, décision, decisión. Più hai letto nella vita, più parole riconosci in una lingua nuova.

E sai come impari. A cinquant'anni sai se ricordi meglio scrivendo o ascoltando, se rendi di più la mattina o la sera, se senza una scadenza non combini niente. Di solito hai anche un motivo preciso: i nipoti, un trasferimento, un lavoro, un romanzo che vuoi leggere in originale. Un motivo preciso vale più di qualunque metodo.

Cosa cambia davvero con l'età

Sarebbe disonesto dire che non cambia niente. Con gli anni la memoria si fa un po' meno rapida, e capita di dover rivedere una parola più volte prima che resti. Non è un muro, è un costo. Lo paghi con più ripetizioni, distribuite meglio, ed è il caso in cui la ripetizione dilazionata rende di più: invece di ripassare tutto, rivedi ogni parola poco prima di dimenticarla, a intervalli che si allungano man mano che la impari. Venti minuti così valgono più di un'ora passata a rileggere un quaderno.

Cambia il tempo. A trent'anni il problema è che non ce n'è: lavoro, figli piccoli, la spesa. In pensione ce n'è tanto, ma senza la struttura della giornata lavorativa rischia di sciogliersi come neve al sole. I pensionati che vedo progredire di più sono quelli che fissano un orario di studio come se fosse un appuntamento dal medico, e lo rispettano allo stesso modo.

E cambia il rapporto con l'errore. Da adulti si ha più paura di fare figuracce, soprattutto se sul lavoro si è persone competenti e rispettate. Questo blocca il parlare più di qualunque limite della memoria. Trucchi non ce ne sono: bisogna accettare di sembrare un po' goffi per qualche mese. Chiunque parli una lingua straniera ci è passato.

Imparare una lingua a 50 anni: un piano che regge

Tra i trenta e i settant'anni il piano cambia poco. Cambiano le dosi.

  1. Una lingua sola, un motivo preciso. «Voglio parlare con i miei nipoti in tedesco entro il prossimo Natale» funziona. «Vorrei imparare le lingue» no.
  2. Venti-trenta minuti al giorno, sempre alla stessa ora. Meglio poco ogni giorno che tanto il sabato. Se fai fatica a ricordare, dividi in due sessioni da un quarto d'ora, mattina e sera.
  3. Un corso ordinato per livelli QCER, dall'A1. Anche se a scuola hai fatto francese: dopo trent'anni, ripassare l'A1 costa poco e ti rimette in piedi in fretta.
  4. Molto ascolto, e ad alta voce. Le registrazioni dei madrelingua vanno ripetute, non solo ascoltate. Ripetere abitua la bocca ai suoni nuovi, e la bocca va allenata quanto l'orecchio.
  5. Parlare da subito. Anche da solo, anche con le piante. Poi con qualcuno: un gruppo di conversazione, un corso all'università della terza età, una chat con altri studenti.
  6. Un controllo ogni tre mesi. Se oggi fai cose che tre mesi fa non riuscivi a fare (capire una ricetta, scrivere un messaggio, seguire un notiziario lento), stai andando bene, qualunque cosa ti dica l'impazienza.

Se studi senza insegnante, un piano settimanale giorno per giorno è in imparare una lingua da autodidatta.

A 30 anni

Il problema è il tempo, non il cervello. Infila lo studio negli spazi morti: il tragitto in metro, la pausa pranzo, la coda alla posta. Le lezioni brevi sul telefono sono nate per questo.

A 50 anni

Di solito c'è un motivo concreto, di lavoro o di famiglia, e conviene sfruttarlo. Studia prima il vocabolario che ti serve davvero, quello del tuo mestiere o della tua famiglia, e solo dopo quello del manuale.

A 60, 70 anni e in pensione

Hai tempo, quindi puoi permetterti due sessioni al giorno e molto ascolto. Cerca compagnia: studiare con un'amica o in un gruppo ti dà la regolarità che prima ti dava il lavoro. E non confrontarti con il nipote che fa l'Erasmus a Valencia. Lui ha i suoi vantaggi, tu i tuoi.

Su Qlango le lezioni durano pochi minuti e seguono i livelli QCER, ogni parola e frase ha il suo audio, che puoi riascoltare tutte le volte che vuoi, e il ripasso dei vocaboli lo programma per te la ripetizione dilazionata. Le statistiche su settimane, mesi e anni ti mostrano i progressi proprio quando ti sembra di essere fermo. Le 80 lingue, con i livelli disponibili per ciascuna, sono nella tabella delle lingue.

Quanto ci vuole, a qualsiasi età

Più o meno lo stesso tempo che ci mette chiunque altro. Le stime di Cambridge English parlano di circa 180-200 ore di studio guidato per arrivare all'A2 partendo da zero e di 350-400 per il B1: valori indicativi, che cambiano molto da lingua a lingua. Per un italiano lo spagnolo corre, il giapponese no. Con mezz'ora al giorno, un A2 in un anno è un obiettivo realistico a qualunque età. Le stime per ogni livello sono in quanto tempo ci vuole per imparare una lingua, e se non hai ancora scelto, dai un'occhiata alle lingue più facili da imparare per un italiano.

Se ti stai ancora chiedendo se sei troppo grande, la risposta sta nella prossima mezz'ora: scegli la lingua, fai la prima lezione A1, e domani fai la seconda. Tra un anno, quando al telefono ti diranno «Hallo», potrai rispondere con qualcosa di più di un sorriso.

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