Lo spagnolo. Se cercavi la risposta in una parola è questa, e nessun insegnante serio te la contesterà. La lingua più facile da imparare per un italiano è lo spagnolo perché ha in comune con l'italiano gran parte del lessico quotidiano, si legge come si scrive, ha vocali pulite come le nostre e una grammatica costruita con gli stessi mattoni: articoli, due generi, congiuntivo, passato prossimo. Subito dopo vengono il portoghese, il francese e il rumeno, ognuno con il suo prezzo da pagare.
«Facile», però, è una parola scivolosa. Facile da cominciare non vuol dire facile da finire, e la lingua più semplice del mondo diventa faticosa se non ti serve e non ti piace. Ecco perché conviene guardare da vicino dove ogni lingua ti aiuta e dove ti fa inciampare.
Spagnolo: il più vicino, con le sue trappole
Il vantaggio si sente dal primo giorno. Mi hermano vive en Sevilla y trabaja en un banco la capisci senza aver mai aperto un libro. Le vocali sono cinque, pronunciate chiare e senza la distinzione tra e aperta e chiusa che hai tu; la rr è la nostra; gustar funziona esattamente come «piacere» (me gusta el cine, «mi piace il cinema»), una costruzione che fa impazzire gli anglofoni e a te non costa niente.
Le trappole sono di due tipi. Le prime sono grammaticali: ser ed estar non corrispondono a «essere» e «stare», e por e para ti faranno sbagliare per mesi. Le seconde sono i falsi amici: burro è l'asino, salir vuol dire uscire, largo vuol dire lungo, contestar vuol dire rispondere ed embarazada vuol dire incinta. Confondere quest'ultima con «imbarazzata» è una gaffe da manuale.
Il pericolo vero, però, è un altro: ti capiscono troppo presto. Con un A2 e un po' di faccia tosta te la cavi in qualsiasi bar di Valencia, e lì tanti si fermano, con uno spagnolo all'italiana che non migliora più. È la lingua in cui è più facile arrivare al B1, e anche restarci.
Portoghese: si legge facile, si ascolta meno
Sulla carta è vicino quanto lo spagnolo. Un articolo di giornale portoghese lo segui quasi tutto e la grammatica ti è familiare. Le sorprese arrivano con l'audio. Il portoghese europeo mangia le vocali non accentate e ha suoni nasali (pão, mãe, estações) che all'orecchio italiano sembrano arrivare da un'altra famiglia di lingue. Il brasiliano apre le vocali e si capisce prima, ed è uno dei motivi per cui molti italiani partono da lì.
L'italiano non ti prepara a due cose. L'infinito personale, un infinito che si coniuga (é melhor eles saírem, «è meglio che escano»), e il futuro del congiuntivo (quando eu for, «quando andrò» o «quando sarò»). Aggiungi qualche falso amico memorabile: esquisito vuol dire strano, non squisito.
Francese: vicino nella grammatica, lontano nell'ortografia
Per un italiano il francese ha regali che un anglofono si sogna. Gli ausiliari funzionano come i nostri: je suis allée è «sono andata», accordo del participio compreso. I pronomi y ed en sono i nostri «ci» e «ne»: j'y vais, «ci vado»; j'en ai deux, «ne ho due». E il lessico, soprattutto quello colto, è in gran parte trasparente.
Il prezzo si paga tra la pagina e l'orecchio. Ils parlent si pronuncia come il parle, perché qui la desinenza -ent è muta; eau e au si leggono come una o; nel parlato veloce le parole si legano tra loro e i confini spariscono. Poi ci sono le vocali nasali e i suoni di lune e peu: chi è cresciuto sentendo il milanese o il piemontese li ha già nelle orecchie e parte avvantaggiato. Occhio infine ai falsi amici: in francese salir vuol dire sporcare, mentre in spagnolo vuol dire uscire. Stessa parola, due trappole diverse.
Spagnolo o francese: qual è più facile?
Lo spagnolo, quasi su tutta la linea: pronuncia, ascolto, ortografia. La grammatica francese non è più difficile di quella spagnola, ma il francese parlato chiede molte più ore prima che tu lo capisca a velocità normale. Se però vivi in Ticino e lavori con Ginevra, o se leggi molto e ascolti poco, il francese ripaga in fretta.
Rumeno: la sorpresa dell'Est
Il rumeno è una lingua romanza, e si vede: titoli di giornale, cartelli e menù diventano leggibili dopo poche settimane. Ma ha preso strade sue. L'articolo determinativo si attacca in fondo alla parola: casă è «una casa», casa è «la casa», om è «uomo» e omul «l'uomo». Ci sono i casi, in forma ridotta (casei, «della casa»), e un genere neutro che al singolare si comporta da maschile e al plurale da femminile. Nel lessico, accanto al latino, trovi parole di origine slava, ungherese e turca: da vuol dire sì.
In Italia il rumeno ha un vantaggio pratico enorme: quella rumena è la comunità straniera più numerosa del Paese, quindi un collega, un vicino o un amico con cui fare pratica non è difficile da trovare.
E l'inglese, dove sta?
Molti si aspettano di trovarlo in cima. Per certi aspetti ci starebbe: niente generi, verbi che quasi non si coniugano (I go, she goes, e hai finito), un'esposizione continua tra musica, serie e lavoro, oltre agli anni di scuola. Ma l'inglese è facile da cominciare e lungo da finire. L'ortografia è un campo minato (though, through, tough, thought), le vocali distinguono parole che a noi suonano uguali (ship e sheep, full e fool), e i phrasal verbs (get up, get over, get by, get away with) sono un vocabolario a parte. Per un italiano viene dopo le lingue romanze e prima del tedesco. Le ore che servono, livello per livello, le trovi in quanto tempo ci vuole per imparare una lingua.
La lingua slava, scandinava e asiatica più facile
Slava
Dipende da cosa ti spaventa di più. Il bulgaro e il macedone hanno quasi perso i casi dei nomi, ma si scrivono in cirillico e hanno un sistema verbale complicato. Il croato usa l'alfabeto latino, si legge come si scrive e sulla costa dalmata ti regala qualche parola di origine veneta, però ha sette casi. Per un italiano il nostro voto va al croato. Lo sloveno è simile, con sei casi e in più il duale, una forma apposta per parlare di due cose (Qlango nasce in Slovenia, quindi lo diciamo con affetto). Polacco e ceco lasciali per dopo: in ceco esiste una frase intera senza vocali, strč prst skrz krk, «infila un dito in gola».
Scandinava
Svedese o norvegese. I verbi non cambiano con la persona: in svedese jag är, du är, hon är vuol dire «io sono, tu sei, lei è», sempre con lo stesso är. Il norvegese è spesso considerato il più accessibile, con la sola stranezza di due norme scritte, bokmål e nynorsk. Il danese si scrive in modo simile, ma la sua pronuncia è famosa per inghiottire mezze parole.
Asiatica
L'indonesiano, e il malese che gli è molto vicino. Alfabeto latino, niente toni, niente coniugazioni, niente generi, e il plurale si fa ripetendo la parola: anak è «bambino», anak-anak «bambini». La fatica sta nel lessico, tutto nuovo, e nei prefissi e suffissi (me-, ber-, -kan). Il giapponese merita una nota: per un italiano la pronuncia è comodissima, con cinque vocali e sillabe che finiscono quasi sempre in vocale, ma la scrittura chiede anni.
Lingua più facile da imparare per un italiano: il confronto
| Lingua | Cosa ti regala l'italiano | Dove inciampi |
|---|---|---|
| Spagnolo | Lessico, vocali, grammatica parallela | Ser ed estar, falsi amici, fermarsi troppo presto |
| Portoghese | Lessico e grammatica | Pronuncia (soprattutto europea), infinito personale |
| Francese | Lessico, ausiliari, y ed en come «ci» e «ne» | Ortografia, vocali, ascolto |
| Rumeno | Base latina, verbi | Articolo in fondo, casi, neutro |
| Inglese | Esposizione, verbi semplici | Pronuncia, ortografia, phrasal verbs |
| Svedese, norvegese | Verbi che non cambiano con la persona | Lessico germanico, melodia della frase |
| Tedesco | Si legge come si scrive | Casi, tre generi, ordine delle parole |
| Croato | Alfabeto latino, pronuncia regolare | Sette casi, aspetto verbale |
| Indonesiano | Niente coniugazioni né generi | Lessico tutto nuovo, affissi |
Come scegliere tra le lingue facili
La facilità conta meno di quanto pensi. Uno spagnolo studiato senza motivo si ferma all'A2; un tedesco che ti serve per il lavoro a Zurigo va avanti anche nelle settimane storte. Prima chiediti con chi parlerai, cosa vuoi leggere o guardare, dove potresti vivere. Poi scegli la più facile tra quelle che superano questa prova.
Su Qlango le lingue sono 80, dalle vicinissime come spagnolo e rumeno alle lontane come lo xhosa. Nella tabella delle lingue supportate vedi fino a quale livello QCER arriva ogni corso: se ti serve un B2 e non solo le basi, è il primo filtro da usare. L'elenco completo è nella pagina delle lingue che puoi imparare.
Se sei indeciso tra due lingue, fai stasera la prima lezione A1 di entrambe, una dopo l'altra. Quella a cui torni domani senza che nessuno te lo chieda è la tua lingua facile.



